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Chi non finge non sa regnare ma deve pregare che qualcuno non gli presenti il conto non monetizzabile

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Che il mondo occidentale fosse destinato a perdere la sua forza propulsiva ed attrattiva, lo aveva già previsto, Samuel P. Huntington nel suo “lo scontro delle Civiltà”.

Quello che il politologo statunitense non aveva immaginato è stato il repentino tracollo del modello Yankees, capofila dell’imperialismo che si era imposto al mondo, e soprattutto in Europa, attraverso la sua capacità di scatenare violenza organizzata e di esportare, con la forza, la cosiddetta democrazia dello stato di diritto.

Solo i becchini della cristianità occidentale riescono ancora a sostenere che la superiorità dell’Occidente deriva dalla naturale evoluzione dei suoi valori in direzione del bene collettivo e della pace condivisa.

È sorprendente l’ipocrisia con la quale i giornalisti, i sociologi e i politici europei, giudicano l’intervento dell’orso russo in Ucraina, diverso da quello a stelle e strisce, non solo più invasivo geograficamente ma anche più aderente al portafoglio dell’economia al potere.

I messaggeri di Dio del Washington Consensus, del monopolio del dollaro, dell’imperialismo dell’alta finanza, del controllo della comunicazione (Hollywood, Facebook) e della tecnologia (Silicon Wally) sono alle corde.

Il mondo sta debordando verso la multipolarità restituendo dignità ed attenzione a popoli di antica stirpe, un contesto che preoccupa il regno dei parassiti della moneta a debito. Come soldati disperati, che non ragionano, i leader occidentali sparano con le cartucce bagnate; dalle sanzioni che puniscono solo i sanzionanti alle granate dell’odio planetario, confezionate con massicce dosi di paura.

La gestione del terrore ha sempre funzionato e agisce straordinariamente quando è favorita dall’abbassamento culturale della popolazione.

La nuova stagione ci presenta un sistema oligarchico con un vertice feroce dove i popoli non decidono più nulla, perché non sanno nulla e perché non sono che una moltitudine di schiavi da sacrificare sul sempreverde altare del potere e del profitto.

Nella tormenta della civiltà declinante, al centro del Mediterraneo, imprigionato nello stivale, langue il popolo di Dante, un tempo ammirato ed invidiato da tutto il mondo, oggi sotto il tutoraggio di una banda di estorsori, al servizio dell’interesse straniero.

L’Italia, oggi più che mai, può dichiarare (dalla seconda strofa dell’Inno di Mameli) “Non siam popolo”.

In effetti, siamo una turba affetta da infantilizzazione cognitiva, un’accozzaglia di eroi da salotto che piangono e si commuovono pensando ai deboli e agli emarginati (i nostri eroi), avulsi dall’attivismo e dall’arditismo del fare.

L’eroe non è il disgraziato che muore per caso, al quale va tutta la nostra cristiana compassione ma non le medaglie che appunta un insignificante presidente della repubblica.

È l’ardito che si cimenta in battaglia, consapevole del rischio che corre al prezzo della vita, l’esempio da seguire e da premiare.

Domandiamoci: Le istituzioni ci rappresentano? Sono al nostro servizio? Si adattano al volere popolare? Fanno il nostro interesse?

Se la risposta è no, qualcosa non torna e si chiama democrazia (governo del popolo), una parola tanto sbandierarla quanto dimenticata dagli epigoni lobotomizzati di Garibaldi, governati da saltimbanchi bipolari travestiti da statisti che solo un popolo di servi può mantenere al potere.

Riprendiamoci la piazza.

Hanno distrutto la comunicazione corpo a corpo e introdotto la realtà virtuale.

Il contatto, è bene saperlo, rappresenta ancora l’essenza dell’umanità, è un dato naturale, divino, empatico.

Pensate a quello che è successo ai vostri figli e nipoti, bloccati nel corpo da due anni di psicopandemia e nella parola dal bavaglio della non espressione.

A scuola stanno lavorando anche sul linguaggio. Le parole sono sostituite da simboli ed immagini e sono sempre di meno. Meno parole, meno mondi fantastici e meno argomentazioni espressive.

La scuola è diventata una macchina che corre con il freno a mano tirato.

A parte la qualità degli insegnanti, anche la materia su cui lavorare diventa sempre più arida, in perfetta consonanza con il sistema medico sanitario e …. nessuno si ribella.

Le arti magiche.

Non sono un “bigotto baciapile” ma l’allontanamento dal sacro è un altro segno del declino della nostra civiltà.

La cultura occidentale è ancora cristiana (cattolica – ortodossa – protestante) Il sacro, inteso anche laicamente, è la nostra radice identitaria.

Vi siete mai fermati a contare quante chiese, quanti campanili e quante campane invadono ancora le nostre strade e scandiscono i momenti della nostra esistenza? Sono immagini che fanno parte del nostro mondo, delle nostre tradizioni e della nostra cultura unificante.

Un aspetto dell’attacco al sacro lo riscontriamo anche osservando il popolo dei “gender”. Il relativismo della loro filosofia favolistica ed impenetrabile, rasenta la demenza precoce.

Questa mattina mi sento uomo, il pomeriggio, forse sarò una donna e la notte non escludo di sentirmi un coniglio.

Per la civiltà che declina il femminile era il vaso, era la madre che conteneva e il maschile era il donativo, colui che proteggeva.

Questa narrazione, faccia riflettere o meno, ci ha resi forti ed invincibili per molti secoli. Ma la partita identitaria si è trasferita anche contro l’identità nazionale, un freno all’uniformità consumistica, insopprimibile esigenza della globalizzazione predatoria.

L’attacco al giornalismo d’inchiesta, le menzogne istituzionali e la riproposizione della paura come strumento di manipolazione delle masse sono un esempio di attacco al pensiero critico e all’analisi comparata dei fatti e delle informazioni.

Viviamo in un sistema oligarchico con un vertice feroce.

I popoli non decidono più nulla anche perché non sanno nulla. Nessuno ha il coraggio di dirvi che la vaccinazione di massa ha causato più danni che benefici, che ogni giorno ci sono centinaia di morti improvvise, che c’è un’impennata di tumori, di miocarditi e di arresti cardiaci.

L’orco cattivo, il maledetto Putin, ha rubato la scena e le vostre paure.

Se attendersi il bene è una professione di fede, credo che questa volta anche il nostro Signore sia stanco di aiutarci.

Basta manna dal cielo!

Imparate a combattere e a conquistarvi, da soli, l’onore e la libertà

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