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Dal pensiero nasce l’azione.

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Idealmente


Per decontaminare il nostro cervello da ogni pregiudizio e interesse estraneo ad una visione imparziale del bene comune, dobbiamo partire dalla filosofia morale.

L’etica apre un cielo sopra i cieli, un luogo dove l’umanità intera, per assunto cognitivo, non subisce discriminazioni.

È in questo ipotetico ritrovo che dovremo ricavare le direttrici del percorso da intraprendere per raggiungere la felicità e l’equilibrio sociale, mete a cui tutti aspiriamo.

In questo universo primario, non ci si concentra su ciò che è efficiente e produttivo ma su ciò che è collettivamente giusto ed auspicabile.

È lì che si trova e declina il bene sociale; dai suoi valori e principi prenderanno corpo le diverse prospettazioni del divenire umano.

Sarà poi il dispiegarsi dei fatti e non l’abilità delle narrazioni a determinare il successo delle soluzioni proposte.

Libertà e responsabilità sono precondizioni necessarie a garantire l’esistenza di una società autodeterminata, un binomio che si rafforza con l’istruzione e lo spirito critico, le chiavi che liberano il cervello dalla dittatura del pensiero unico.

La realtà


Le condizioni per lanciare questo progetto, allo stato attuale e nell’immediato futuro, sono lontane dal realizzarsi e tali erano anche in passato, come lucidamente scriveva Arthur Schopenhauer: “In tutti i tempi e in tutti i paesi la grande massa trova assai più facile accattivarsi il cielo con le preghiere che non meritarlo con l’azione”.

La storia la scrivono i vincitori e, checche se ne dica, a farlo sono sempre delle minoranze autoritarie.

Nel secolo in cui viviamo le cose vanno perfino peggio; la tecnologia e la concentrazione smisurata della ricchezza hanno gettato le basi per una dittatura senza confini, governata da sacerdoti paranoici con l’aspirazione di sostituirsi a Dio.


Eterogenesi dei fini.

Quando un’azione produce un risultato diverso da quello desiderato entriamo in quella nebbia che viene definita “eterogenesi dei fini”.

Quanti uomini pensano di agire nel proprio interesse o in quello della comunità in cui vivono mentre, inconsapevolmente, lavorano per il re di Prussia? La destrutturazione del pensiero umano è un’arte antica, coltivata dai manipolatori del consenso per accaparrarsi benefici altrimenti irraggiungibili.

I trabocchetti sono infiniti e in questi due anni di pseudo pandemia, perfino eclatanti(1).

Ci hanno imposto scelte inusitate, precipitato in una gabbia da carcerati, cancellato libertà costituzionali, obbligati a farci inoculare, (i sanitari, unici in Europa) intrugli sperimentali e alla fine li abbiamo anche ringraziati per averci restituiti un po’ di libertà.


Un’aquila vede quello che la talpa neppure immagina. I richiami alla solidarietà. I piedi al posto della testa.

Mi permetto ancora una considerazione, no politcally corret, sui richiami esortativi, dei media, alla donazione.

Il neretto africano che muore di fame, il malato che non si può curare perché l’intervento ha costi proibitivi, la necessità di finanziare la ricerca e consentire ai poveri, ma meritevoli, di studiare.

In un mondo di esseri consapevoli, un cervello educato alla verifica dei fatti e poco condizionabile dai sofisti/valletti della comunicazione, dovrebbe chiedersi: perché esistono ancora questi problemi, con tutta la ricchezza alimentare e finanziaria che gira nel mondo? Esiste anche un altro rimedio, più immediato, funzionale e magari anche socialmente percorribile?

La risposta arriva nientepopodimeno che dalla rivista elitaria statunitense Forbes la quale, candidamente, riferisce che solo dimezzando il patrimonio dei primi 10 Peperoni della terra (Jeff Bezos, Bill Gates, Warren Buffet, Beranrd Arnault, Louis Vuitton, Zuckerberg, Amancio Ortega, Carlos Slim Hù, i fratelli Charles e David Koch, Larry Ellison) si potrebbe sfamare ed acculturare l’intera popolazione mondiale; un’operazione sicuramente indolore per i semidei del XXI secolo.

E allora, perché non sposare questa soluzione?

I Paperoni sono perfino d’accordo.

Leggendo le loro pubblicazioni apprendiamo che anelano a sollevare l’umanità dal problema della fame e del lavoro.
Le Fondazioni, le università, i centri di ricerca e i salotti culturali che finanziano non sono forse nati per questo?

Ebbene, aiutiamoli nell’intento, perché o ignorano la più semplice ed immediata delle soluzioni o ci stanno imbrogliando.


Tra i valletti del re illusionista e i rappresentanti del popolo, scegli da che parte stare.
La sindrome di Stoccolma è uno stato di dipendenza psicologica di chi ha subito dei maltrattamenti.

Si caratterizza con l’insorgere di un sentimento positivo, sottomissivo e solidale della vittima nei confronti del carnefice; un inferno mentale che si manifesta anche rinunciando a difendere i propri valori e diritti. Ai miei tempi gli insegnanti ci istruivano (la materia era l’educazione civica) al rispetto della Costituzione Italiana, il primo riferimento regolatorio della vita comunitaria.

I valori e i principi espressi in Costituzione sono, ancora oggi, condivisi con entusiasmo da tutte le formazioni politiche. Vale la pena ricordare che la Costituzione non è stata scritta per difendere i privilegi ma per aiutare ed emancipare i più deboli e sfortunati.

In altre parole, come tutte le leggi democratiche, la Carta è pensata a difesa degli svantaggiati, notoriamente destinati ad una vita problematica. Leggendola con attenzione, possiamo valutare e giudicare l’operato delle persone e delle istituzioni, soprattutto, di quelle a cui abbiamo affidato la direzione del Paese (città, provincia, nazione) e il nostro futuro. La Costituzione è la lente che ci permette di capire se chi ci rappresenta fa il nostro interesse o lavora per il re di Prussia.


Negli articoli che seguiranno, inizieremo a scoprire le carte. La Costituzione è stata tradita e con essa il popolo italiano.

Cercheremo di concentrarci su quello che a Noi più interessa “Il lavoro”, senza trascurare l’indagine degli articoli ad esso interrelati. Le OO.SS. non sembrano interessarsi molto alla carta costituzionale.

I rappresentanti dei lavoratori organizzano la politica sindacale da gregari, adattandosi all’interpretazione socio legislativa delle controparti neoliberali, agenti di una visione precarizzata, ultracompetitiva e asociale del lavoro.

Nei loro costrutti non esistono formule rivendicative ma solo piattaforme concilianti e remissive.

In esse si scorge l’assoluta subalternità del lavoro al capitale speculativo; un mondo dove si definisce prezioso solo ciò che è prezzabile.


La libertà, la dignità, l’onore, l’onestà, l’amicizia, il cameratismo, come l’acqua e l’aria non hanno valore monetario, quindi, perché preoccuparsene?

Noi non la pensiamo così.

La libertà ci rende felici, la salute ci libera dai cattivi pensieri e l’amicizia ci affranca dalla solitudine.

Noi combattiamo anche e soprattutto per questo.


(1)Alcuni esempi vi faranno capire ma vi invito ad essere dubbiosi e a non credere a quanto leggerete prima di aver indagato ed esaminato personalmente la narrazione che riporto.

Usate il pensiero razionale ed affrancatevi da pregiudizi e pulsioni emotive.

DICHIARAZIONE: “Il mondo è salvato dai vaccini”.

Le contraddizioni sono palesi, verificabili e perfino riportate nei dati ufficiali forniti dagli stessi mentitori seriali.

Gran Bretagna.

In questo momento in Gran Bretagna (7 giugno 2021) c’è un boom di contagi (circa 5.500).

Questo paese è stato preso a modello, invidiato ed indicato da tutti i media nazionali, come l’esempio da seguire per il record di vaccinazioni (incredibile per numeri, tempi ed efficienza).

Domanda: Perché dopo questa importantissima campagna vaccinale, in Gran Bretagna c’è stato un aumento esponenziale di contagi?

Confrontiamo questo dato (5.500 contagi) con quello dell’anno prima quando, invece, la situazione era dichiaratamente disperata. Il 7 giugno del 2020 c’erano stati poco più di 700 nuovi contagi.

Insomma, dati alla mano, l’inoculazione del vaccino salvifico, se volessimo usare le espressioni del nostro “generalone”, confermerebbero una situazione a dire poco catastrofica.

Prendiamo, adesso, in considerazione l’Italia.

Anno 2021
contagi = 1.280.

Anno 2020

contagi = 280.

Qualcosa non funziona ma nessuno si sorprende!!!

La fiaba delle mascherine.

Ai primi vagiti della Covid-19 le mascherine non servivano poi le hanno rese obbligatorie poi ci hanno detto che non proteggevano dal virus ma erano psicologicamente importanti.

L’origine del virus.

Guai a sostenere (fake news) l’origine laboratoriale del virus; esso era di origine naturale, punto e basta. Passa un anno e gli stessi scienziati ci dicono che forse esce da un laboratorio di ricerca.

Modalità di conservazione dei vaccini.

In una fase iniziale, lo ricorderete, il vaccino doveva essere conservato a temperature tra gli 80 e i 90 gradi sotto zero.

Abbiamo ancora, in memoria, l’immagine dei camion che transitavano con le celle contenenti il farmaco salvifico, presentato come un Santo Graal.

Cos’è successo poco dopo? Beh, hanno pensato che per la diffusione di massa del farmaco non era possibile sostenere la prima panzana così, all’improvviso, è cambiata la narrazione che la scienza televisiva ci aveva somministrato.

Secondo l’EMA (L’Agenzia europea per i medicinali) può stare tranquillamente tra i 3 e gli 8 gradi sopra zero almeno un mese senza degradarsi.

Secondo l’AIFA (l’Agenzia italiana del farmaco), invece, massimo 5 giorni.


Insomma, avanti tutta, tanto il popolo dei babbalei, anche di fronte alle contraddizioni più pacchiane, non pare scomporsi.


Le cure alternative non esistono, chi le invoca è un criminale.

Se vi siete presi la briga di verificare le migliaia di casi di pazienti Covid-19, curati a domicilio, (registri aperti, consultabili e consegnati anche al ministero della Sanità) avete scoperto che non solo le cure alternative esistono ma soprattutto che salvano tutti o quasi, se praticate sin dai primi sintomi del virus (che esiste, può essere letale e nessuno di Noi disconosce)

Il vaccino ci salverà tutti?

A questa domanda, rispondete Voi, ma forse sarà bene attendere i futuri sviluppi.

Ho la sensazione che non ne vedremo delle belle.

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