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Il tempo è un grande maestro. Peccato che uccida tutti i suoi allievi.

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Facta non verba. I LATINI E PRIMA DI LORO I GRECI, DIFFIDAVANO DELLE CHIACCHIERE CUI NON FACEVANO SEGUITO I FATTI.

Sindacalisti “ninna nanna”. Viviamo immersi in una crisi sempre più simile ad un progetto di ristrutturazione antropologica e sociale dell’umanità. La devastazione valoriale, l’attacco alle tradizioni, l’omologazione culturale, l’iniezione celebrale dell’assurdo (il veleno del politicamente corretto che spinge Disney a vietare ai minori di 7 anni la visione degli Aristogatti e fa nascere il mazzo di carte rispettoso della parità di genere), sono ben più allarmanti ed insidiosi del Covid-19. L’onda dello pseudo buonismo dilagante ha generato  anche il sindacalista OGM, il Golia delle chiacchiere e la tartaruga dei fatti.  Sindacalisti fascinati dal mito del “banchiere cortese”, padre nobile degli asserviti e benefattore dell’ umanità; sindacalisti incolti ed incapaci di cogliere qualsiasi segnale oltre il quotidiano, sindacalisti che giustificano la loro esistenza istituzionale con   programmi di eterno ed inconcludente confronto, sempre diretto ed orchestrato dagli altri. L’attività sindacale, determinata e risolutiva di un tempo, ha ceduto il passo ai comunicati di stigma. Proliferano solo inutili accordi, protocolli che spesso si sovrappongono alla normativa primaria ben più chiara e cogente.  Se nel primo quarto del secolo trascorso, a difendere i lavoratori ci fossero stati i sindacalisti OGM, ci batteremo ancora contro la frusta e le perquisizioni corporali.  

Il dito (il presente) e la luna (il futuro).  Bruciato il presente sarebbe il caso di guardare al futuro.  C’è chi non fa mistero di quello che pensa. Leggendo Klaus Schwab, direttore esecutivo del “Forum di Davos” ed interprete del nuovo ed apprezzato modello globale del lavoro, si comprende bene quanto amore l’usurocrazia dominante sia pronta a riversare sull’umanità, ma tanto non basta a chi, ignorando i fatti, pensa ancora che i diritti si difendono con l’obbedienza, la buona educazione e il rispetto delle regole imposte dagli altri.   Il sindacalismo che difende i monopoli   e deride chi boicotta le multinazionali non può elevarsi a rappresentante del lavoro. Anche i babbalei cominciano a dubitare della buona fede delle grandi istituzioni private, autoproclamatesi paladine dei diritti dell’uomo. Non è così’ difficile scoprire (facta non verba) che ovunque ti giri, chi ti comanda e rappresenta è avulso da te, per cultura, censo, tradizione ed interesse.   

Sapere è potere ma è anche autodifesa. Consiglio vivamente qualche libro di storia, a condizione che non sia quella “romanzata”.  Negli ultimi 2000 anni, per quanto di certo sappiamo, il potere   ha sempre giocato con l’asso pigliatutto. Sappiamo, però, che per contenerlo bisogna costringerlo in spazi angusti; più si dilata, più diventa violenza incontenibile. Gli esempi non mancano. Chi auspica un potere governante multinazionale (anche nella formula dell’Europa unita) non conosce la storia, non conosce l’uomo e non ha affinato il pensiero visionario. Per difendere la democrazia e il lavoro (le due cose non sono disgiunte – Cina docet) lo stato nazionale (contenitore accettabile, per chi scrive) è già uno spazio esteso. Questa non è una visione divisiva, è solo la condicio sine qua non per vivere in dignitosa libertà e con qualche aspettativa gratificante. 

Ma…Per vincere ci vogliono anche i leoni”. Nessuno può ignorare che di fronte ad un avversario organizzato e temibile si possa vincere schierando una mandria di cavalli zoppi. Servono uomini e donne decisi e coraggiosi. La storia c’insegna (ancora) che le aziende come le nazioni non sopravvivono senza il consenso, le prime, del popolo, le seconde, dei lavoratori.  Negli anni 70 il sindacato impose alla proprietà l’allontanamento di presidenti e amministratori delegati che proponevano di licenziare quote tra il 20 e il 30% delle maestranze (si trattava di lavoratori che avevano partecipato agli scioperi).  I sindacati di allora si ribellarono e i lavoratori (compatti e coscienti) li seguirono come dei fedeli legionari, generando una forza invincibile. Alla fine furono i dirigenti ad essere allontanati e non è difficile capire il perché.  

Un appello ai lavoratori.  Il sindacato va riconquistato e ricondotto nell’alveo dei suoi doveri istituzionali. Fatevi rappresentare dalle persone giuste, sceglietele con la massima diligenza.  L’opzione non è facile. Accertatevi che i vostri rappresentanti abbiano un trascorso lodevole, dubitate di chi ha servito più bandiere, affrancatevi da chi vi propone le iscrizioni con lo sconto o il regalino, evitate anche i simpatici amiconi; sono insostituibili solo al bar. L’iscrizione al sindacato è una cosa seria se il sindacato è animato da persone serie.

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